Con l'approvazione nel marzo 2023 del regolamento per vietare i motori termici alimentati a benzina e diesel entro il 2035 da parte dei ministri europei dell'Energia, si è accelerata la transizione energetica, non solo nell'Unione Europea ma anche a livello globale. Questa decisione è il risultato della volontà dell'UE di ridurre le emissioni di CO2 e del desiderio di riconquistare terreno nel settore dell'auto elettrica, dove la Cina è diventata un attore dominante. In Cina, più di un terzo delle auto vendute nel 2022 erano elettriche o ibride plug-in, alimentando il successo di aziende come BYD Auto e stimolando la crescita dell'industria automobilistica elettrica nazionale.

L'industria automobilistica cinese rappresenta una minaccia per l'Europa, specialmente quando si tratta delle importazioni di veicoli elettrici. Sebbene la Cina non abbia una presenza significativa nel mercato europeo delle auto endotermiche, è il secondo esportatore di auto elettriche, superando la Spagna. L'Europa non può più esitare nel fronteggiare questa sfida per la leadership nell'auto elettrica. La mobilità del futuro sarà elettrica, e questa trasformazione comporterà una transizione dalla produzione di energia da fonti fossili a fonti rinnovabili.

La transizione energetica è ormai una realtà incontestabile, e i suoi effetti saranno presto evidenti. Gli esperti concordano che uno degli effetti significativi sarà un aumento considerevole della domanda globale di rame. Un recente articolo su The Economist dal titolo "Copper comes a cropper" ha sottolineato che il prezzo del rame è diminuito da 10.000 a 8.000 dollari per tonnellata, principalmente a causa di fattori contingenti come una prevista crescita più lenta della domanda in Cina, un aumento dei tassi di interesse e la risoluzione di tensioni sindacali nelle miniere. Tuttavia, l'autore propone anche l'idea di un nuovo superciclo del prezzo del rame causato dalla transizione energetica e dalla difficoltà dell'offerta di tenere il passo con la crescente domanda.

Ci sono due fattori chiave che potrebbero mitigare l'aumento dei prezzi del rame e dello zinco: la sostituibilità con l'alluminio e un aumento nell'offerta di metalli riciclati. Quattro metalli - acciaio, rame, alluminio e zinco - presentano un certo grado di sostituibilità tra di loro. L'alluminio, in particolare, gioca un ruolo centrale, poiché è altamente sostituibile con l'acciaio nell'edilizia, nell'imballaggio e soprattutto nell'industria automobilistica. L'alluminio e il rame possono essere usati in modo intercambiabile nei cavi elettrici e in alcuni componenti e circuiti elettronici. Inoltre, l'alluminio e lo zinco sono sostituibili nella produzione di leghe e batterie, mentre lo zinco e il rame possono sostituirsi nella produzione di alcune componenti automobilistiche.

Dato il divario nei consumi globali di acciaio rispetto agli altri tre metalli, la sostituibilità con l'acciaio non avrà un impatto significativo sui prezzi di mercato. Pertanto, è importante concentrarsi sui tre metalli non ferrosi e sull'effetto stabilizzante che il prezzo dell'alluminio può avere sui prezzi del rame e dello zinco.

Un'analisi dei dati mostra chiaramente quattro periodi distinti. Nel primo periodo degli anni '60, caratterizzato da costi energetici bassi, l'alluminio risultava relativamente meno costoso rispetto al rame. Il secondo periodo inizia nel 1974 con il primo shock petrolifero, quando il costo maggiore dell'energia fece aumentare il prezzo dell'alluminio, rendendo il rame talvolta più conveniente e lo zinco meno costoso della metà dell'alluminio.

Il terzo periodo, iniziato alla fine del 2001 con l'ingresso della Cina nell'OMC, ha visto aumentare i prezzi relativi sia del rame che dello zinco. L'ultimo periodo, dalla Grande Recessione in poi, è caratterizzato da aumenti dei prezzi relativi del rame e dello zinco, nonostante il prezzo più elevato del petrolio suggerisse prezzi relativi più alti per l'alluminio.

Nel corso di questo secolo, l'alluminio ha esercitato un effetto stabilizzante sui prezzi del rame e dello zinco, grazie al suo successo nel riciclo e alla quota significativa di alluminio riciclato rispetto al totale dei consumi di questo metallo. L'alluminio può essere riciclato ripetutamente senza perdere qualità, il che lo rende uno dei materiali più riciclati al mondo. Nel 2021, la produzione di alluminio secondario è stata di 37 milioni di tonnellate, rispetto ai 67,1 milioni di tonnellate di alluminio primario. Questo fenomeno è stato meno evidente per il rame, con 21,4 milioni di tonnellate di rame primario e 3,4 milioni di tonnellate di rame secondario.

In conclusione, il riciclo dei rottami di rame e alluminio ha influenzato positivamente il prezzo finale dei metalli nel corso di questo secolo. Anche se non è possibile quantificare con precisione l'entità di questo effetto, è innegabile che esso abbia avuto un ruolo significativo.

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